SABATO , 21 ottobre 2017
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LA GUERRA DI CAMORRA A GIUGLIANO
Tre morti, 6 agguati, blitz e arresti: i numeri della sanguinosa faida nel clan Mallardo tra 'Selcione' e 'Palazzine'
di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Ci sono le dichiarazioni dei pentiti, le intercettazioni ed anche l'ultima relazione della Dia (Direzione Antimafia) a confermarlo: a Giugliano è in corso una sanguinosa faida di camorra che vede contrapposti da un lato ciò che resta del gruppo storico del clan Mallardo facente capo in particolare alla zona del 'Selcione' e dall'altro quello delle Palazzine, che ha la roccaforte nel quartiere popolare di via Montessori tra via Colonne e via San Vito.
Una scissione nata dopo l'arresto dei vertici del clan Mallardo che ha creato un vuoto di potere criminale.
La vecchia organizzazione della cosca si è disintegrata. Ciò non vuol dire che il gruppo sia scomparso, anzi. Di certo non esiste più quella perfetta scala gerarchica che ha consentito per anni al clan di comandare indisturbato sul territorio. Il clan, come raccontato più volte dai vari collaboratori di giustizia, vantava un esercito di oltre 1000 affiliati divisi in gruppi e sottogruppi che controllavano angolo per angolo la città. Nulla scappava alla cosca, grazie soprattutto ad un’organizzazione capillare e ad un sistema ratificato che garantiva entrate mensili per centinaia di migliaia di euro. Soldi che andavano a finire nella cassa del clan e che venivano distribuiti tra le percentuali per i capi, gli ‘stipendi’ per i reggenti, le ‘mesate’ per gli affiliati ed il sostegno alle famiglie dei carcerati. Una piovra, insomma, che ha consentito ai Mallardo di controllare in modo indisturbato ogni tipo di affare illecito sul territorio: dal racket agli appalti, dalle scommesse alla prostituzione fino al riciclaggio.


I NUOVI EQUILIBRI

Adesso gli equilibri sono cambiati. I capi apicali della cosca sono oramai braccati. Giuseppe Mallardo è stato condannato all’ergastolo, mentre il fratello Francesco è finito di nuovo in manette dopo che gli inquirenti hanno scoperto che utilizzava il suo periodo di libertà vigilata per impartire comandi agli affiliati. In manette è finita anche la moglie Anna Aieta. I quattro gruppi di cui è composto il clan Mallardo hanno perso pezzi per strada. Ad approfittarne è un ‘nuovo-vecchio’ gruppo, quello delle Palazzine di via San Vito che aveva in Michele De Biase il suo rappresentante più importante. Il ras dei Mallardo sarebbe stato punito per aver dato il via allo spaccio di droga sul territorio giuglianese, scelta da sempre osteggiata dai vertici i quali, invece, hanno preferito trasformarsi in una ‘camorra borghese’ occupandosi di appalti ed estorsioni piuttosto che dare vita ad attività di vendita di stupefacenti. Un business ritenuto pericoloso, poiché se da una parte riesce a far intascare alla cosca soldi liquidi, dall’altra comporta un aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Ma non solo droga, il nuovo gruppo ha ridato vita anche al vecchio metodo delle estorsioni negozio per negozio. Attorno al sè il gruppo delle Palazzine ha raggruppato sia tante nuove leve che esponenti della vecchissima guardia scontenti - Piripicci ed ex cutoliani - messi da parte durante il comando dei Carlantonio.

AGGUATI ED OMICIDI

La reazione dei Mallardo però non si è fatta attendere. Da ottobre 2015 c'è stata la recrudescenza criminale. L'inizio della faida è stata la misteriosa scomparsa di Michele Di Biase detto "Paparella". Dell'uomo, ex luogotenente del boss Feliciano Mallardo, non si sa ancora nulla. E' stato probabilmente vittima di "lupara bianca". La sua automobile venne ritrovata nel Vasto, a Napoli, territorio controllato dal clan Contini, che insieme ai Licciardi e ai Mallardo compone la cosiddetta "Alleanza di Secondigliano". Dopo due settimane, precisamente il 19 ottobre del 2015, due persone, in sella ad una motocicletta, esplosero almeno 5 colpi di pistola calibro 9x21 contro Aniello Di Biase ed un amico pregiudicato che erano all’esterno del cancello di via Montessori, nella zona delle Palazzine di via Colonne. Sentito il primo colpo, i due sono riuscirono a scappare nel cancello ed a rifugiarsi nell'appartamento di un amico.
Un altro agguato si è consumato nel giugno dell'anno scorso. Sfuggì alla morte Gennaro Catuogno, conosciuto come "Lino O' Scoiattolo". Cinque mesi dopo Catuogno partecipò anche ad un blitz nelle palazzine a seguito del quale fu fermato e portato in caserma insieme ad altri esponenti. I militari trovarono due armi, un mazzo di chiavi, un cellulare ed una telecamera. All’interno dell’abitazione erano presenti, in varie stanze, personaggi di spicco della mala e pregiudicati. C’era Nello De Biase; Domenico Smarrazzo detto Sce Sce, ex pentito del clan Martino; Francesco Di Nardo, anche lui con segnalazioni di polizia alle spalle; Silvano Ciccarelli, pregiudicato.
Il 28 settembre dell'anno scorso c'è stata un'altra sparatoria, questa volta però nella zona della 'Montagnella' al Corso Campano. Uno scooter, con in sella i due killer coi volti travisati, si affiancò all'auto dove c'era un uomo esplodendo sei colpi di pistola calibro 7,65. Il bersaglio dei killer, intuito il pericolo,riuscì però a mettere in moto l'auto ed a scappare.
Il 3 febbraio di quest'anno è il giorno del duplice agguato in via San Vito a carico di Nello Di Biase e Silvano Ciccarelli, salvi per miracolo dopo una scaricata di colpi da parte dei killer giunti a bordo di una moto.
Il 25 maggio di quest'anno è il giorno del duplice omicidio Staterini. In una nota tabaccheria a Giugliano furono uccisi a circa 100 metri dal Municipio, Vincenzo ed Emanuele Staterini, trucidati da due killer giunti nel negozio a bordo in uno scooter e col volto travisato da caschi integrali.
La notte del 21 luglio a cadere sotto i colpi dei killer è stato il 22enne Enis Mahmoudi, ritenuto dagli investigatori vicino al gruppo scissionista dei Di Biase.
L'ultima operazione è quella eseguita dai carabinieri che ha portato all'arresto per estorsione di Aniello Di Biase,Domenico Smarrazzo e Vincenzo Micillo.

LA PRESENZA DELLO STATO

Tra agguati e omicidi, è stata forte la pressione dei vari corpi delle forze dell'ordine. Carabinieri e polizia hanno effettuato decine di blitz nelle zone calde del clan Mallardo, ed in particolar modo nelle Palazzine, che hanno portato ad arresti, fermi e sequestri di armi a carico dei due gruppi in lotta. L'ultimo colpo inferto, con l'arresto dei tre estorsori del clan, è un segno tangibile dell'impegno che si sta mettendo in campo per frenare la scia di sangue.

30/07/2017
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