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Triplice omicidio: chiesto l'ergastolo per Mallardo
Ieri la richiesta del pubblico ministero, per l'assassinio di Antonio Maisto, Pietro Granata e Raffaele Smarrazzo
di REDAZIONE
L'arresto del boss Francesco Mallardo
GIUGLIANO. Il pubblico ministero della Dda di Napoli, il pm Cesare Sirignano, ieri ha chiesto l’ergastolo per il boss di Giugliano, Francesco Mallardo accusato di partecipazione al triplice delitto Maisto Granata Smarrazzo. La posizione dell’imputato era stata stralciata dopo un problema di salute. La sentenza è prevista per il 17 marzo dopo la discussione del suo avvocato Giampaolo Schettino. Il boss di Giugliano recluso ad Ascoli Piceno era stato ricoverato in ospedale per un intervento bypass. Il processo che continuerà dinanzi alla presidente Elvira Capocelatro, giudice a latere Maria Francica vede sotto accusa per il triplice omicidio, oltre al boss Giuseppe Papa (indagato a piede libero) il boss Cicciariello e Sandokan per il quale venne chiesta l’assoluzione. Secondo l’accusa Francesco e Giuseppe Mallardo, 55 e 53 anni, Francesco Schiavone Sandokan e Francesco Bidognetti, sono considerati i mandanti dell’attentato portato a termine l’11 aprile del 1987 in località Capuozzo di Villa Literno in cui morirono Antonio Maisto, Pietro Granata e Raffaele Smarrazzo. Un massacro che cancellò dalla scena criminale i Maisto e che sancì la definitiva rottura dei rapporti tra i Mallardo e i Nuvoletta di Marano. Per portare a termine il triplice omicidio, infatti, i Casalesi chiesero come contropartita proprio l’addio alla storica alleanza tra i giuglianesi e i maranesi. E così fu. I Mallardo rimasero gli unici a comandare a Giugliano, soprattutto dopo l’eliminazione successiva a quella di Maisto, dei tre fratelli D’Alterio, detti ‘i piripicci’. Il raid di morte del 1987 fu concordato tra i Mallardo e i Casalesi proprio grazie a Cicciotto ‘e mezzanotte. Oltre ai due Mallardo si accusa anche Luigi Basile, 60 anni, detto ‘o marsigliese. All’appello è mancato Antonio Iovine, figlio di Oreste. 42enne latitante dal 1995 e inserito tra i primi 30 ricercati in Italia. I Maliardo decisero di ammazzare Maisto come risposta all’omicidio di Domenico Maliardo, padre di Francesco e Giuseppe, che il clan attribuì proprio a Misto ed avvenuto il 24 giugno del 1976. Dopo 11 anni, la vendetta fu portata a termine. Un ruolo di primo piano in questo delitto lo assumerebbe lo stesso vecchio pentito del clan dei casalesi, Carmine Schiavone che avrebbe partecipato direttamente al triplice delitto per nascondere le auto utilizzate per nascondere i cadaveri. Questa sarebbe una delle sue poche partecipazioni ad un omicidio ma lui si è sempre dichiarato innocente. (Tina Palomba da CdN il 10/03/10)
10/03/2010
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