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23/04/2010
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Stop alle demolizioni per gli "abusi di necessità"
Approvato il decreto legge: le ruspe ferme fino al 2011
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Le ruspe in azione sul manufatto nei pressi degli scavi di Liternum
Le ruspe in azione sul manufatto nei pressi degli scavi di Liternum (archivio )
INTERNAPOLI. Approvato oggi dal Consiglio dei ministri il decreto legge che blocca fino al 31 dicembre del 2011 le demolizioni in Campania. Alla base della norma (inserita in un decreto più generale contenente disposizioni in materia di esecuzioni di sentenze proposto dai ministri Alfano, Frattini e Matteoli) motivi sociali e di ordine pubblico: se si intervenisse con le ruspe, migliaia di famiglie resterebbero senza un tetto.

I numeri sono imponenti. La Procura generale parla di oltre 30mila abitazioni abusive, concentrate soprattutto a Napoli e provincia, mentre altre 30mila sono le sentenze che dovranno essere eseguite dalla Procura. Eclatanti, ad esempio, i casi di Ischia e Casalnuovo. Da qui l’intervento del governo, sollecitato dal neopresidente della Regione Stefano Caldoro, che dovrebbe riguardare solo i cosiddetti abusi di necessità, ovvero «gli immobili occupati stabilmente da soggetti sforniti di altra abitazione e concernenti abusi realizzati entro il 31 marzo del 2003».

Operazione antiabusivismo a Ischia e Procida. I carabinieri della compagnia di Ischia sono mobilitati in una maxi operazione antiabusivismo che è scattata da qualche ora sulle isole di Ischia e Procida. I militari del capitano Andrea Zapparoli sono coadiuvati dall'alto dall'elicottero del VII elinucleo di Pontecagnano che sta sorvolando le due isole del Golfo di Napoli.

Il Mattino.it Un’accelerata. Perché il decreto legge che blocca le demolizioni per i manufatti abusivi (ma solo per le prime case), inizialmente da licenziare nel Consiglio dei ministri della prossima settimana, potrebbe essere all’ordine del giorno in quello di domani. Ieri le ultime limature alla bozza dei tecnici della Presidenza del consiglio che ha avocato a sé il provvedimento. Inizialmente, infatti, il decreto che sospende le procedure di demolizione già disposte dai magistrati e riapre i termini del condono del 2003, doveva essere del ministro delle Infrastrutture Matteoli. Due giorni fa però, in un preconsiglio, i tecnici del ministero dell’Ambiente e dell’Interno avrebbero espresso alcune riserve. Da qui la decisione della Presidenza di scendere in campo direttamente, avanzando motivi legati alla carenza abitativa che sfocerebbero in problemi di ordine pubblico. Perché, è il ragionamento, nel caso si procedesse ora alle demolizioni, occorrerebbe trovare, in decine e decine di casi, una soluzione abitativa per quei nuclei familiari che non avrebbero dove sistemarsi. A spingere per il provvedimento è stato il neogovernatore Stefano Caldoro: più volte aveva spiegato come i cittadini campani non erano riusciti, a differenza di chi risiedeva in altre regioni, a usufruire della sanatoria del precedente governo Berlusconi. E i tempi per approvare una legge regionale ad hoc sarebbero stati troppo lunghi. Prima, molto prima, sarebbero arrivatre le ruspe. «C’è una perfetta sintonia con il governo», ha confidato Caldoro al suo staff ieri quando sono finite le limature alla bozza del provvedimento. Tornando al testo, questo dovrebbe modellarsi sulla legge 326 del 24 novembre 2003. Ovvero si prevede di sanare le stesse superfici e volumetrie (edificate entro il 31 marzo del 2003) e le domande devono essere presentate entro il 31 dicembre prossimo. Ma, a differenza della vecchia legge, varrà solo per gli immobili destinati a civili abitazioni e per quei cittadini che vi abitano stabilmente perché unica residenza. Rimane da vedere per gli abusi in zone vincolate. Il disegno di legge presentato a metà di febbraio da un gruppo di senatori campani del Pdl (primo firmatario Carlo Sarro che aveva cercato di inserire la norma nel decreto mille-proroghe di fine anno) prevede di sanare anche gli abusi commessi in aree sottoposte a vincolo ambientale e paesistico. Nel decreto, invece, si prevede l’abbattimento se gli uffici tecnici dei comuni riscontreranno pericoli per l’incolumità pubblica o privata. Ovvero se i manufatti siano costruiti in zone ad alto rischio sismico, di esondazione o con cemento non a norma. Ma sarà poi l’Aula a limare il decreto durante la conversione in legge. E se i dubbi rimangono sui numeri (la Procura generale parla di oltre 30mila abitazioni abusive, 600 quelle interessate dal provvedimento secondo la relazione illustrativa al decreto legge) è fissata al 31 dicembre 2011 lo stop alle demolizioni. Poi le ruspe ripartiranno.

Adolfo Pappalardo
Il Mattino 22/04/2010


De Luca: strumento utile, sono favorevole.

Sorpresa: il decreto legge che il governo si accinge a varare per fermare le ruspe trova d’accordo Vincenzo De Luca. «Sono favorevole. Credo che sia un fatto positivo ma vanno verificati nel merito i contenuti», avverte. Nel senso, sostiene il sindaco di Salerno e capo dell’opposizione, che «non è immaginabile procedere alla demolizione di sessantamila alloggi ma bisogna ovviamente rendere chiaro che non sono sanabili gli abusi che sono in aree idrogeologiche». Ma quella di De Luca è nel Pd una voce isolata. I senatori Ecodem Raffaele Della Seta e Francesco Ferrante parlano di «fatto gravissimo» e «inaccettabile» perchè il decreto darebbe «un nuovo via libera al mattone illegale». «L’ipotesi di un decreto è indecente - interviene l’europarlamentare Andrea Cozzolino -. Invece di un condono sarebbe urgente un grande programma di riqualificazione e rottamazione edilizia, che sostenga l’abbattimento degli edifici degradati e inefficienti e la loro ricostruzione secondo criteri di sostenibilità ambientale ed energetica». Il deputato Eugenio Mazzarella parla di «cambiale elettorale» e promette: «In Parlamento daremo battaglia contro una norma che uccide la legalità e le nostre terre». Un fermo no ad ogni forma di sanatoria arriva anche dai Giovani democratici. «Gli speculatori - attacca il segretario regionale Michele Grimaldi - sanno chi ringraziare». I Verdi, invece, con il segretario regionale Francesco Borrelli chiedono che «almeno si vigili sulle zone a rischio». La zona rossa del Vesuvio, per esempio, tanto più perchè i sindaci annunciano un incontro per chiedere la revisione dei confini dell’area ad alto rischio vulcanico. «Ne ho già parlato con Caldoro, c’è una discussione in atto», dice il sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito, promotore dell’iniziativa. Marco Di Lello se la ricorda bene quella faccenda del condono edilizio. Nel 2004 era assessore all’Urbanistica quando la Regione approvò la legge che vietava la sanatoria in Campania. Legge che poi la Consulta bocciò. «Per colpa del centrodestra che fece ostruzionismo. La legge doveva essere approvata entro il 12 novembre, ma passò il 17. La Corte Costituzionale ci censurò», ricorda Di Lello. Tuttavia, di fronte al decreto legge annunciato dal governo per riaprire i termini di quel condono, l’ex assessore si mostra scettico. «Ero e resto contrario a ogni forma di sanatoria. Detto questo, non vorrei che si creassero false illusioni. Se anche si riaprissero i termini - sostiene Di Lello - lo stesso condono prevede che non possono essere sanati gli abusi commessi nelle aree vincolate, a partire da Ischia e la zona rossa della fascia vesuviana». L’ex assessore pone poi un’altra questione. «Le case nel frattempo abbattute saranno ricostruite? L’uguaglianza deve valere per tutti». In tutt’altra direzione le reazioni nel centrodestra. Il Pdl sostiene l’iniziativa del governo. «L’emergenza casa è un grave fenomeno sociale - dice il capogruppo uscente Paolo Romano - e l’abusivismo di necessità è cosa diversa dal sacco edilizio. Non possiamo ignorare, a differenza dei censori di professione del centrosinistra, il dramma che si ritroverebbero a vivere migliaia di cittadini che si vedrebbero sbattuti in mezzo a una strada dalle ruspe». Di «iniziativa positiva» parla Angelo Marino, neo-eletto dell’Mpa. «Sono certo - dice - che Regione e governo sapranno individuare il giusto percorso per evitare che in Campania esploda un’emergenza sociale».

Paolo Mainiero
Il Mattino il 22/04/2010


De Chiara: Comuni distratti: il territorio va monitorato.

Ribadisce che non si lascerà andare a valutazioni sull’annunciato decreto fermaruspe prima di leggere il testo. Ma qualunque sarà la decisione dell’esecutivo, Aldo de Chiara, procuratore aggiunto responsabile del pool antiabusivismo, non rinuncia a mettere nel mirino quelli che considera i maggiori responsabili dello scempio, gli amministratori. «Appartiene a loro - afferma - l’obbligo di far sì che il territorio venga costantemente monitorato». E invece? «C’è generalmente un’attenzione molto scarsa». Colpa anche della insufficienza degli strumenti? «Le normative esistono. In Procura, poi, abbiamo promosso una serie di iniziative utili, prima fra tutte la nomina degli stessi sindaci come custodi giudiziari delle strutture abusive messe sotto sequestro». Quali risultati sono stati raggiunti finora? «Quello di evitare le violazioni dei sigilli». Ma è così difficile eliminare la piaga dell’abusivismo? «Paradossalmente è molto più difficile individuare l’abuso di piccola consistenza, perché quasi sempre si tratta di ampliamenti o coperture, che quello di più gandi dimensioni. Gli abusi edilizi sui territori delle piccole isole, come Capri, Ischia e Sorrento appartengono alla prima tipologia». a.m.b. (Il Mattino)


D’Angelo: «Svolta possibile con la confisca degli immobili»

«Non sarà facile trovare soluzioni. L’intera questione urbanistica in Campania va affrontata in termini complessivi». Guido D’Angelo, docente universitario e avvocato urbanista, è considerato uno dei massimi esperti in materia. Professore, come si può superare l’emergenza demolizioni? «C’è una premessa da fare. Il 60% del territorio regionale è sottoposto a vincoli paesistici generici. Quindi, decreto o non decreto, se si è costruito in aree vincolate, non sarà possibile sanare». Un territorio ingessato? «Se lo si considera rispetto alle esigenze abitative certamente sì. Piani urbanistici arretrati, comuni che non si sono mai date delle regole, maglie troppo strette o leggi inapplicate: anche questo c’è stato all’origine dello scempio». L’abusivismo è destinato ad averla sempre vinta? «Niente affatto. Sarebbe bastato applicare le leggi esistenti. Stessa cosa che si potrebbe fare oggi. Le demolizioni non sono certo la soluzioni. Ma le acquisizioni di immobili abusivi al patrimonio comunale invece sì. Chi si accorge che la casa che ha costruito senza licenza non è più sua ci penserà due volte a costruirne un altra. La legge c’è, troppe volte non è stata applicata: eppure basterebbe un semplice verbale di un funzionario comunale». f. v. (Il Mattino)
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commento gipsy - 24/04/2010 12.56 (Messaggio inviato: 23/04/2010 19.46

assisitiamo ad un "vero scambio del voto", questa è leaglità, prima propaganda anti-abusivismo, lavoro immane del pm ...soldi pubblici... "sprecati!" questa è una risposta ai cittadini.. per dire grazie: una vera compravendita dei voti..! il governo del "fare" x fare dell'illegalità, la legalità "?... ottimo rivalsa contro una magistratura "rossa"... è un dispetto del premier "ad personam"... se avessero considerato e monitorato prima ci ritroveremmo in una condizione di "egalitè" x tutti... ma il dilemma... è "legalità o illegalità" o astuzia e furbizia... anche perchè abbattere è facile ma "smaltire "il materiale di risulta è un altro... meditate!!!!!


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