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ESTORSIONE: TENENTE DEI CARABINIERI IN MANETTE
Arrestati anche 6 esponenti del clan dei “Casalesi”
di REDAZIONE
carabinieri
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AVERSA. Andrea Policastro, tenente dei carabinieri è stato arrestato in base ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia e del sostituto Procuratore di Santa Maria Capua Vetere. Con lui sono stati arrestati anche 6 esponenti del clan dei Casalesi. Il tenente dei carabinieri, e' stato fino a qualche tempo fa comandante del Nucleo operativo della compagnia di Santa Maria Capua Vetere. L'ufficiale, sospeso dal servizio dall'Arma, si trova agli arresti domiciliari nella propria abitazione mentre gli altri 6 sono stati rinchiusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di Augusto Bianco di 42 anni, Francesco Celeste 24enne, Gianluca Piazza 20enne, Gerardo Giannetti 42enne, Pietro Amodio 32enne e Giovanni Della Corte 36enne. Il tenente dei carabinieri Andrea Policastro, a causa del suo “comportamento omissivo”, come e' spiegato in una nota della Direzione distrettuale antimafia, e' accusato di concorso in estorsione “per non aver impedito l'evento pur avendone l'obbligo giuridico”. Gli altri 6 indagati, ritenuti dagli inquirenti esponenti del clan dei casalesi, attivo a Casal di Principe, nel Casertano, capeggiato dal boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”, in carcere da 7 anni, sono accusati di estorsione pluriaggravata dal metodo mafioso. I carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, diretta dal procuratore aggiunto Felice Di Persia, avrebbero accertato delle presunte richieste estortive cui era stato sottoposto un imprenditore della zona. L'imprenditore vittima degli estortori, contitolare di varie attivita' commerciali a Santa Maria Capua Vetere, venne avvicinato, spiegano gli inquirenti, in un arco di tempo compreso tra il 2002 e 2003 da esponenti del clan. All'imprenditore fu detto che doveva “mettersi a posto con i Casalesi, come gia' facevano gli altri commercianti della zona”. In una nota della Dda si dice che “successivamente venne contattato da un soggetto di Santa Maria Capua Vetere, tale Giannetti gerardo, figlio della titolare di un importante mobilificio di Santa Maria Capua Vetere e portato al cospetto degli esponenti del clan”. Questi personaggi sarebbero stati Augusto Bianco e Giuseppe Misso, noti, secondo gli inquirenti, per essere esponenti di primo piano della cosca Casalese. Bianco e Misso riferirono di essere i referenti della famiglia Schiavone e imposero all'imprenditore il pagamento di una somma di 1.500 euro da pagarsi tre volte l'anno.
12/07/2005
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